giovedì 2 luglio 2020

#Musica: You don't own me

Sarà capitato a chiunque di avere quella o questa musichetta che ronza in testa senza volersene davvero mai andare. Sentire una canzone, molto spesso, riporta alla mente molteplici ricordi; il mio cervello, su questo punto di vista in particolare, presenza un vero e proprio bug del sistema. Io non ricordo i momenti della mia vita, a momenti fatico a ricordare il mio nome, ma sono bravissima a ricordare film e a citarli così da poterne parlare per ore.
Una canzone, in particolare, mi dà la carica da più o meno tutta la vita; ovviamente non sto parlando della canzone della vita, ma solo di quella specifica canzone che tengo su ogni mio singolo dispositivo digitale per poterla ballare sul tapis roulant o in attesa del bus. Credo che chiunque, della mia generazione, l’abbia sentita almeno una volta nella vita, se non nella versione originale, quasi sicuramente ne avrà sentito una cover.
Sto parlando di: “You don't own me”.

Il singolo originale è del 1963 ed era cantato dalla cantante statunitense Lesley Gore, fu scritto da John Madara e David White, e raggiunse la seconda posizione nella Billboard Hot 100 negli Stati Uniti, dietro solo alla “I Want to Hold Your Hand” dei Beatles.
Per chi pensa di non aver mai sentito questa canzone vi basterà pensare che, dal 2015, il brano fa parte della colonna sonora del film Suicide Squad, nella versione creata dalla cantante australiana Grace in collaborazione con il rapper G-Eazy. Quindi la canzone che in molti – per non dire la maggior parte di voi – associa ad Harley Quinn. Ma la realtà è ben più profonda di così.
Il brano, infatti, fa parte di ben due film appartenenti alla cinematografia statunitense che, per molti aspetti, possono essere definiti cult; mi riferisco a: Dirty Dancing e a Il Club delle prime Mogli. Film molto diversi tra loro, ma che hanno in comune un unico filone – che poi è lo stesso che fa da base al testo della canzone – ovvero il fatto che gli uomini non possono dichiararsi possessori delle donne che incontrano nella loro vita.



Nel caso di Harley Quinn e della sua relazione tossica con il Joker, la canzone è decisamente appropriata. Sorvolando sulla riuscita o meno di quel Joker – non è questa la sede per scendere in quei particolari – si è davanti a una riscoperta personale da parte della nostra dottoressa Quinzel. Lei inizia a comprendere che non ha bisogno di un uomo per rincorrere la propria felicità, anzi, molto spesso è lui ha renderle difficile il trovare il proprio posto nel mondo. Il non appartenergli non può farle altro che bene.



Nel caso di Dirty Dancing, invece, si assiste alla riscoperta di se stesse come giovani donne. Baby trasgredisce per la prima reale volta alla volontà della famiglia e, paradossalmente, trova la propria libertà tra le braccia di Johnny. Lui è l’oggetto del suo desiderio, lui è il motivo per la quale lei inizia a ribellarsi, lui la fa uscire dal proprio guscio spingendola non solo verso quel risveglio sessuale che aveva tenuto tanto lontano da se, ma anche oltre la propria zona di confort. Nessuno le può dire di non stare con Johnny, neanche lui può impedirle di scottarsi con il fuoco. La scelta è solo sua. E al nostro bel Patrick Swayze non resta che cedere alle avance che Baby gli propina ancheggiando sinuosa tra le sue braccia.



Venendo al film per eccellenza di questa triade; ne Il Club delle Prime Mogli (recensione) si assiste a una rivincita. O per meglio dire, a una giusta rivincita. Tre donne, tutte mollate dagli uomini alla quale hanno dedicato i loro anni migliori, che devono fare i conti con: bellezza sfiorita (mi chiedo dove visto che tutte e tre sono più belle di me che ho la metà dei loro anni), uomini che hanno preferito donne più giovani di almeno la metà dei loro anni e solitudine. Tre donne che devono comprendere il loro posto nel mondo, che devono capire di appartenere solo a se stesse e che questo appartenersi può spingere ognuna di loro verso il sostegno dell’altra. Un girl power che in un’ora e mezza riesce a mettere in tavola divorzio, rivincita e omosessualità femminile.

E a voi, invece, capita mai di avere una scena di un film per colpa di una canzone?
Fatemelo sapere lasciando un commento qui sotto!

Nessun commento:

Posta un commento